Scritto sui banchi

08 febbraio 2006

lettera a un insegnante


Una lunga lettera indirizzata ad un insegnante. L’ha scritta Vittorino Andreoli, edita da Rizzoli. Agli insegnanti in genere sono recapitate notizie d’ufficio, circolari ministeriali, al più qualche presentazione di novità editoriali. Lettere poche. Editoriali dei giornali tanti, avvitati solitamente alla cronaca di edifici devastati o di alunni particolarmente indisciplinati. E in genere si tratta di strali, di accuse, di rimbrotti. Voi insegnanti… e segue un elenco di precise e dettagliate mancanze. Leggo i testi di Andreoli ogni settimana, ho imparato a seguire i fili dei suoi discorsi, ad entrare insieme a lui, attraverso i suoi articoli, nelle carceri nei manicomi criminali o anche, semplicemente, davanti alla tv e guardare con i suoi occhi “i nostri ragazzi”. Quelli che hanno ferite difficilmente rimarginabili. Quelli delle vite impossibili. Quelli che la famiglia non ha amato, quelli che la scuola ha compreso. Non che tutte le diagnosi di Andreoli siano condivisibili. Ma lui le pone con l’affetto e l’apprensione di medico che ha visto tanta, troppa sofferenza. Per questo ha scritto. Perché dice, avrebbe voluto fare l’insegnante. E ha un’invidia profonda per noi insegnanti. (Fa bene, anche io spesso mi invidio da sola per il lavoro che faccio). Una lunga lettera di 170 pagine che ho letto come un romanzo. Il romanzo di un uomo che, sentendo “la creatività e la giovinezza nella vecchiaia” (parole sue), si rivolge a noi prof – indistintamente uomini e donne, precari oppure sulla soglia della pensione – che con i bambini e con gli adolescenti ci viviamo quotidianamente. Qualche accenno sulla scuola (poca roba: gli stipendi inadeguati, gli edifici fatiscenti, etc) perché, giustamente, Andreoli crede che “sul tema della scuola ci si possa solo indignare”. E la lettera prosegue parlando a noi, che abbiamo il compito di educare alla vita, di entrare nel cuore delle fragilità dei nostri ragazzi, di ricomporre tante fratture.
Considerando la classe una piccola orchestra, di cui il prof è il semplice direttore. La classe e non il singolo alunno. Qui, secondo lo psicologo la svolta necessaria, auspicabile dell’insegnamento. Educare al gruppo. Rendere la scuola un luogo protetto dove i ragazzi possono provare ad allargare le ali. E così, di metafora in metafora, Andreoli arriva a scriverci(mi): “Il tuo ruolo è sacro”. Che detto così, come fa lui, è bello. Tradotto nella vita quotidiana si trasforma in qualcos’altro. Anche la storia dell’orchestra. Lui fa l’esempio dei Beatles, della forza che avevano quando suonavano tutti insieme, mai eguagliata dalle performance individuali dei quattro. Fa l’esempio della Philarponic Orchestra. Nelle mie classi la musica si sente è assai vicina a quella della scalcagnata compagnia di Romeo degli Aristogatti. Musica bellissima, accidenti. “Tutti quanti voglion fare il jazz, perché resister non si può al ritmo del jazz…” Però niente a che vedere con l’immagine di compunti orchestrali. Ecco, Andreoli disegna un possibile orizzonte, un possibile punto di arrivo: “la scuola deve inventare, distribuire ideali…”. Credo anch’io che la scuola abbia bisogno di uno slancio utopico, più che di trito pessimismo. Ma senza distogliere lo sguardo dalla realtà che vive e di cui vive.

2 Comments:

  • Cara Marilena
    molto bella e condivisibile questa tua risposta ad Andreoli (così come la risposta che ho letto su Famiglia Cristiana).
    Vero è che la scuola deve educare al gruppo, ma deve saper anche far innamorare della conoscenza; di qui il senso dei voti, che non sono da scartare in assoluto. Personalmente non riesco a vedere, come Andreoli, nella scuola attuale, solo una spinta alla competizione e all'agonismo. Io insegno in una scuola media e mi rendo conto ogni giorno che davvero è importante aiutare questi ragazzi nel loro, spesso faticoso, cammino.
    Come me tanti miei colleghi.
    Per questo non sento sempre giuste le accuse che vi vengono rivolte, ma raccolgo questo invito di Andreoli come occasione di esame.
    un abbraccio
    Patrizia

    Da Anonymous Patrizia, alle 07 marzo, 2006 00:32  

  • Ciao, sono Domenico!
    Volevo comunicarvi che in libreria è apparso il mio primo romanzo, "Una lettera dal passato"; per informazioni sulla trama e su altro visita pure il mio blog
    unaletteradalpassato.blogspot.com
    ti aspetto!

    Da Anonymous domenico, alle 19 maggio, 2006 13:45  

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