Scritto sui banchi

08 ottobre 2006

compiti compiti e ancora compiti. a casa

Compiti a casa dei bambini. All’ordine del giorno di qualsiasi conversazione tra mamme. Davanti alla scuola, sulla panchina di un parco, a cena con gli amici di sabato sera.
Settembre non è ancora finito e già la pazienza dei genitori è a riserva. Quasi quasi c’è da rimpiangere le lunghe, lunghissime vacanze estive. Metti quelli della scorsa settimana: scrivi dieci parole con la gl. Seconda elementare.
Testimonianza n. 1 La mamma di Davide è ancora traumatizzata mentre lo racconta. “Senza urla non si può incominciare”. Daaaavideee. E il bimbo ci mette un’infinità di tempo ad arrivare in cucina. Poi butta la cartella a terra, apre tutti i quaderni sul pavimento e ovviamente non c’è il quadernone che gli serve. Ritorna in camera. Daaaavideee. Eccolo. Posa il quaderno e si siede. Si piega sulla sedia, spinge il braccio destro verso il borsellino, a terra, e tira su le gambe dall’altra parte per tenersi in equilibrio. Ecco, c’è quasi riuscito (giusto un piccolo strappo muscolare, ma non lo dice per non essere rimproverato). Presa la penna rossa. Ripete l’operazione per la penna blu. Questa volta si tuffa dalla sedia. Daaaavideee. Sono passati dieci minuti e non ha ancora aperto il quaderno. Foglia foglio figlio bottiglia bottiglie bottiglione bottiglina paglia piglia peglia. “Ecco, finito”. Due minuti di orologio. “Cos’è peglia?” “Non lo so”. “Allora trova un'altra parola”. “Non mi va”, dice il piccolo e se ne va a giocare fuori. Elena si accende una sigaretta e mette a posto la cartella del figlio.
Testimonianza n. 2. Marco è più ubbidiente. Ha fatto merenda e adesso incomincia i compiti. “Mamma mi dici una parola con la gl?” Rosaria è molto dolce col piccolo. E poi è insegnante, sa come prendere gli studenti in difficoltà. E’ piena di buoni propositi pedagogici, che persegue con ostinazione. “Amore, come si chiama quell’animaletto che abbiamo visto l’altro giorno?””Non lo so, non mi ricordo”. “Quello bianco, che mangia la carota”. “Non lo so, davvero”. “Hai i dentoni davanti…” Muflone?” “No, non c’era il muflone alla fattoria didattica, con la gl. E’ anche un cartoon che ti piace …” (imita Bug Bunny). “Ah… coniglio”, dice il piccolo. E incomincia a scrivere. Così per dieci parole. Il pomeriggio è un massacro, dice seria.
Testimonianza n. 3 La mamma di Ludovica l’ha detto subito che non era compito suo quello. Ma del papà. Che provvede quotidianamente a seguire la figlia. Ludovica vuole solo bravissima, bravissima con lode o supercampionessa. “Papà venti parole con la gl”. “C’è scritto dieci…”. “Ma io voglio fare venti. Prendi il vocabolario, dai…” . Padre e figlia sfogliano il vocabolario. Lui legge, lei sceglie cosa scrivere: Cartiglio, cipiglio, nascondiglio, sconciglio. “Ludovica, hai fatto una pagina intera, basta, sono più di trenta parole”. “Ancora, dai… “, “Basta! che pure la maestra si scoccia a leggere”. “Ancora” “Parapiglio…” Poverino, dice la moglie. Certe volte non riesce neanche a vedersi il telegiornale regionale che a lui piace. Alle sette e un quarto stanno ancora facendo i compiti. Se non scrive il triplo di quanto gli hanno assegnato, la bambina non si alza da tavolo.
“E quando studieranno la qu come farai?” Chiedo al papà che nel frattempo ci ha raggiunto. “Non lo so, non ci voglio pensare”.


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