Scritto sui banchi

19 novembre 2006

bulli, pupe e secchioni

Venerdì pomeriggio sono stata tra gli ospiti di Fareneith, il programma di Radio Tre, nello spazio dedicato alla scuola e alle cose che vi accadono dentro, così come sono state raccontate dai giornali e dalle televisioni. Una conversazione tra il conduttore, Marino Sinibaldi, alcuni insegnanti che la scuola l’hanno raccontata nei loro libri, intrecciata alle mail degli ascoltatori.
Per chi lavora nella scuola, questi sono giorni gonfi di rabbia e di riflessione. Esattamente una settimana fa, in televisione passava e ripassava il video del ragazzo down picchiato dai compagni e filmato con il telefonino. In quel video non c’è ombra di insegnanti. E questa assenza rivela la natura contradditoria della scuola in Italia. Ci sono insegnanti che vanno via lasciando l’aula incustodita: per andare a fare la spesa, per rispondere al cellulare, per andare in segreteria a prendere un documento. Ci sono gli insegnanti che non lascerebbero mai l’aula ma che pure non dicono – non possono dire - una sola parola ai loro colleghi che non fanno niente. I soprusi degli insegnanti sono tanti. E sono quasi sempre impuniti. Ad eccezione di gravi, gravissimi esempi. Anche questi abbastanza recenti.
Quel video però ci ha costretti a guardare il modo in cui noi guardiamo i ragazzi. Chi ci lavora tutti i giorni, fatica a riconoscerli, ad attribuirgli tanta violenza, per di più divertita, banale. In classe. La violenza nella scuola, è devastante ed è in aumento, ha denunciato il padre del ragazzo down. E’ così? – ci è stato chiesto - E’ questa la vostra percezione? No, ha risposto il primo interlocutore. La violenza è parte della natura umana. E già ai primi del Novecento Musil ambienta il giovane Torless in una scuola. Sì. Ho risposto io. Credo sia sempre più pervasiva, con nuove caratteristiche rispetto al passato: una feroce declinazione al femminile e il coinvolgimento di ragazzi e bambini sempre più piccoli. Si, ma. Hanno puntualizzato gli altri scrittori insegnanti: la violenza tra i banchi è solo parte di quella altrettanto grande e devastante che si consuma e si esibisce nel mondo.
Ricerche recenti affermano che quasi il 40 per cento dei ragazzi è stato vittima di bullismo, in Campania si supera il 50 per cento. Anche se in Trentino, aggiunge il collega, c’è il fenomeno del tutto peculiare e altrettanto odioso dei naziskin. Si tratta di numeri che disegnano un nuovo fenomeno o si tratta solo di storie che ci sono sempre state e che almeno adesso vengono denunciate? Difficile rispondere. Cinquanta per cento: vuol dire che uno studente, una studentessa su due ha subito una violenza. E la mia preoccupazione raggiunge soprattutto le zone meno visibili della violenza. Quella poco mediatica, che si consuma la mattina quando i ragazzi più grandi lanciano il loro diktat: non si entra. Magari semplicemente per saltare un compito in classe. La violenza che si annida nei piccoli furti che non vengono denunciati, negli sfottò, nelle discriminazioni striscianti. Per un evento visto in tv ci sono tanti altri che si consumano a telecamere spente. Poco meritevoli persino di essere ripresi dal telefonino.
E i portatori di handicap? Chiede ancora Marino Sinibaldi, sono così emarginati? Le esperienze di tutti raccontano di storie di collaborazione, disponibilità e crescita comune, nonostante le difficoltà. Certo, ci sono certo ragazzi e ragazzi diversamente abili che sono emarginati. Così come lo sono le ragazze grasse, i ragazzi timidi, quelli secchioni, i figli dei professori, i figli di nessuno, quelli che provengono dai paesini più piccoli o dall’Africa.
La trasmissione continua, con centinaia di mail, impossibili persino da leggere. Perché ognuno su questo argomento, che ci riguarda proprio tutti – come insegnanti, come genitori, come cittadini - ha qualcosa da dire. E sicuramente: da fare.


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La scuola è un racconto. Scritto sui banchi continua sul web ogni settimana. Con storie, immagini e dialoghi.

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